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lo yoga di sri krishnamacharya

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VINI YOGA DI SRI KRISHNAMACHARYA

In India è stata sempre molto importante la relazione tra il maestro e il discepolo, tanto che nella società vedica era previsto che il fanciullo andasse a vivere con il proprio insegnante per un certo numero di anni, al fine di apprendere pienamente le sacre scritture e ogni altro sapere. In tal modo la conoscenza ha potuto trasmettersi anche in mancanza di testi scritti, oralmente, attraverso questa relazione diretta e soltanto in epoca successiva si pensò di mettere per iscritto la sapienza millenaria di quella antica società. La trasmissione orale della conoscenza è avvenuta anche nelle civiltà occidentali, ma la peculiarità dell'India consiste propria nella linea ininterrotta di maestri, che hanno continuato nei secoli tale opera di trasmissione dell'insegnamento direttamente al proprio discepolo.
Sri Krishnamacharya apparteneva a questa linea diretta di maestri (guruparampara), che ancora nel XX secolo si ricollegava a questa antichissima tradizione. La particolarità del suo insegnamento consiste nella sua profonda capacità di comprendere i tempi che stavano cambiando ed adattarsi progressivamente alle mutate condizioni della società.
Fu maestro di yoga già agli inizi del novecento, nel periodo del colonialismo inglese, quando la società indiana era ancora profondamente legata alle sue origini e costumi. Dopo aver vissuto diversi anni sull'Himalaya, egli andò a vivere a Mysore, presso un marajà e alla sua corte insegnava lo yoga, così come esso era stato tramandato dai maestri del passato.
Negli anni cinquanta, quando le corti dei principi persero ogni potere, egli andò a vivere a Madras e qui modificò totalmente il suo insegnamento. Benché avesse già circa sessanta anni, riuscì a comprendere che le istanze della società erano cambiate e che era necessario adeguare l'insegnamento alle nuove esigenze. Egli capì che l'uomo moderno aveva ritmi di vita completamente diversi da quelli della passata civiltà contadina e che il corpo umano non possedeva più la forza e la resistenza di una volta, perché i ritmi di lavoro erano cambiati, esistevano nuovi mezzi di trasporto, e abitudini tali che avevano modificato sia il fisico che la mente dell'uomo. Si rese quindi conto che lo yoga, come tradizionalmente insegnato, non era più proponibile all'uomo medio, che non possedeva la forza e l'agilità di un tempo. Così scelse di adattare le posizioni alla nuova realtà, proponendo uno yoga che potesse curare sia il corpo che la mente, accentuando particolarmente l'attenzione sul respiro, anche durante l'esecuzione delle asana. Egli, inoltre, per primo, comprese quanto fosse importante il ruolo delle donne nella diffusione dell'insegnamento dello yoga e del canto vedico, che grazie a lui fu per la prima volta aperto anche al mondo femminile.
Fece riferimento ad un antico testo "Lo Yoga Rahasya" di Sri Nathamuni, che divenne la base dei suoi insegnamenti.
Negli anni sessanta, molti occidentali arrivarono in India per apprendere lo yoga e il suo insegnamento si diffuse anche tra di essi e portato quindi in America ed in Europa. Consapevole della grandezza di Krishnamacharya, anche suo figlio Desikachar, ingegnere, abbandonò la sua professione, per diventare discepolo del padre e non disperderne l'insegnamento. In onore del suo maestro, Desikachar negli anni '80 fece costruire un mandiram, cioè un luogo dove la gente potesse andare per praticare e curarsi con lo yoga, nel quale operavano più insegnanti, tutti a loro volta discepoli di Krishnamacharya, tra cui anche personaggi come Krishnamurti e Iyengar. Negli anni '80, a 101 anni il maestro è morto, ma tutti i suoi scritti e i suoi insegnamenti sono stati rilevati e proseguiti dal figlio.
Lo yoga di Krishnamacharya ha la sua fonte nel passato, ma è vivo perché è riuscito a fondere la tradizione con le esigenze del presente. Nella sua essenza l'insegnamento di Krishnamacharya è: lo yoga va adatto di volta in volta al singolo individuo ovvero "iniziamo da come siamo e progrediamo gradualmente".
È un approccio alla pratica di yoga in cui vengono rispettati i limiti, le capacità e le necessità dell'individuo e passa in primo piano la funzione ossia l'effetto delle posizioni. L'importanza di eseguire il muovimento collegato al respiro non comporta solamente una certa fluidità e dinamica nella pratica ma l'unirsi uno con l'altro integrando anche la mente, ciò a cui mira lo yoga.

("yogadarshana" di Marina Laurenzana, "Lo Yoga per il corpo, il respiro e la mente" di A.G.Mohan)







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