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Michaela Hellinger nasce a Monaco di Baviera nel settembre 1970. Della sua infanzia sono vivi i ricordi delle misteriose foreste della Bassa Baviera, il "bosco della nonna" e le rive ubertose dell'Isar. È silenziosa e schiva, non ascolta le "voci di fuori". Legge, disegna, suona il flauto; sogna il Liceo Artistico che la famiglia le nega.
Nel 1987 consegue l’esame di Stato di assistenza ai malati all'ospedale BKH Haar di Monaco, dove sarà attiva dal 1990 al 1994, psichiatria e gerontologia, e dal 1994 sarà infermiera al BKH Heckscher Klinik, psichiatria infantile e giovanile. L'impegno umano e sociale, l'amore per l'altro, nutrono la sua vita, e M. pratica il suo dono nel concreto: più tardi è socia fondatore del Pronto Soccorso SanitätsVerein München, in cui sarà attiva dal 2000 al 2003.
La sua vocazione artistica, nutrita da Goethe e dalla sua mano felice che riempie fogli con matite e pastelli colorati, si afferma con il suo primo viaggio in Italia. E' il 1987. Firenze, Roma, Michelangelo e Caravaggio, M. vede che ciò è possibile, sente che tutto è possibile, che la bellezza esiste, che è a portata di mano, poiché essa è nei nostri cuori. Su questa consapevolezza fonderà la sua vita e la sua arte. M.H. disegna, sogna il sublime. È l'inizio.
Nel 1998 consegue la Maturità Classica presso il Liceo MünchenKolleg di Monaco, un anno di Erasmus nel 2003 all’università RomaTre, si laurea in Architettura, diploma d’ingenieria, all’Università Tecnica di Monaco nel 2005. A Firenze frequenta gli Uffizi e consegue all'Accademia il diploma avanzato di lingua italiana “DALI”. Dal 1998 al 2006 pratica e collabora con diversi Studi di Architettura e Ingenieria in Germania e Italia. Nel 2000 lavora con l'architetto Prof. Thomas Herzog al suo progetto più ambizioso. "La Limonaia" sul Lago di Garda, in cui si manifesta la sua maturità e sensibilità di architetto.
La depressione che la coglie nel 1992, l'analisi e l'introspezione cui si sottopone, aprono infine il suo percorso spirituale, e rivelano interamente quel dono di trasmissione sensibile agli altri, che M. persegue e pratica a tutt'oggi. Decisivo la terapia transpersonale di Karl Graf von Dürckheim presso “La Suola di vita” Metafor: M. riprende a dipingere e a disegnare.
Nel 2002 inizia la pratica di yoga, il suo maestro è Krishnamacharya, studia Patanjali e pratica il canto vedico e, insieme, ascolta le "Onde" di Ludovico Einaudi, il pianista e compositore che più ama.
Insegnante di yoga dal 2007, comincia la pratica Pranic Healing di Master Choa Kok Sui, una tecnica energetica che stimola la capacità di autoguarigione del corpo, in cui è utilizzata come elemento fondativo, l'energia dei colori. M.H. s’immerge nel colore. Dal bruno Van Dyck del nord all'ocra solare di Roma, al rosso di Pompei e rossi più accesi la attendono.
Nel 2005 si stabilisce a Roma, sa che sarà pittrice. I suoi nudi di donna si avvolgono di rotondità italiane, il femminile risplende, Caravaggio, il superbo, l'estremo, accompagna Michaela sussurrando segreti a lei sola. L'artista ascolta e lavora.
Dal 2006 al 2009 approfondisce e porta a piena maturità la tecnica della pittura classica a olio, collaborando con lo studio d'arte Salvatore Savoca a Roma. Inizia a esporre con successo le sue opere, nel 2008 la sua prima "personale".
I nudi di donna si collocano in nuovi spazi e arditi tagli prospettici, posano in ombrosi, languidi "interni". Le nere danzatrici indiane si stagliano su rossi infuocati, le mani dei guru posano nei sacri mudra, i monaci tibetani pregano in caldi silenzi e percorrono cammini di luce.
Nel 2009 con una personale a Castel Capuano a Napoli, M.H. rivela infine, con una variegata serie di opere magistrali, la sua piena maturità artistica e spirituale.
Nel giugno 2010 espone "Evolution" alla galleria Opera Unica di Roma: la spirale del "Nautilus" si apre verso l'infinito, il "fondo" è divenuto materia fluida e vibrante, promessa di nuove, libere epifanie.
Nell’ottobre 2010 si stabilisce in Toscana; qui dipinge e insegna yoga: M. vive la libertà, il silenzio, la concentrazione attiva. Vicina al mare i tramonti accendono e variano infinitamente i rossi di M. e le notti stellate evocano altre notti, trascorse nel Sahara, sulle sabbie tiepide di Merzuga.
Ora l'artista guarda a Oriente, sogna l'incontro con il suo insegnante di yoga a Chennai, a sostare sui gat di Benares, a "ri vivere" il Sacro Tibet innevato, dove altri colori, altri suoni e silenzi la attendono.



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